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A CURA DI ELISABETTA ANGELINI

 

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ARTICOLO DELLA SETTIMANA

19/02/2012

6ª domenica del tempo ordinario

SPATIUM DOMINAM

Di Elisabetta Angelini

IL LATO POETICO DELLA NEVE

Svegliarsi al mattino e trovare tre metri di neve davanti alla porta non è senz’altro una vista esaltante. Non puoi uscire di casa, le finestre sono incorniciate dal gelo, sopra il tetto pesa un’enorme massa bianca, che minaccia di abbatterlo; gli impianti della luce e del gas non funzionano e cominciano a scarseggiare le riserve di cibo. Una situazione tragica che è stata vista in questi giorni attraverso la televisione, non vissuta per fortuna da noi versiliesi, ma che ha tormentato gli abitanti di molte città e di paesini sperduti, e reso difficile, quasi impossibile, la circolazione sulle strade.

Lasciando il lato tragico di un evento eccezionale, si può indugiare su quello poetico trasmesso dal cadere dei fiocchi, il loro svolazzare dentro i mulinelli creati dal vento, lo sparpagliarsi sulle cose intorno, così da farle diventare candide e mutare le loro forme in altre dai contorni morbidi e friabili al tocco della mani.

I rami degli alberi assumono un aspetto diverso: lo spessore bianco della neve li rende protagonisti di un paesaggio che va mutando dentro la quiete di questa magia. Ogni rumore pare attutito; il fruscio della neve è quasi impercettibile e l’aria intorno e sopra gli occhi, che si voltano a osservare il cielo, è tutta bianca, è un velo, un sipario che nasconde ciò che è al di là dello sguardo. Non c’è profondità né lontananza; non ci sono voci né cinguettii; il silenzio ti avvolge nel biancore di cui tu diventi parte: sei pupazzo di neve, sei cristallo dalle mille geometrie, un filo d’erba irrigidito dal gelo; diventi uccello che gonfia le piume per ripararsi dal freddo; ti trasformi nell’ultima rosa dal colore spento, e non lotti più per prolungare la tua esistenza. Ti muti in ghiacciolo, una stalattite dalle trasparenze di vetro, da cui scendono a tratti delle gocce d’acqua, sintomo del suo disfarsi al primo tepore.

Ora un raggio di sole attraversa la barriera lattiginosa; ogni cosa riprende i suoi lineamenti reali, tutto torna come prima e lo sguardo, ancora trasognato, intravede nella lontananza la massiccia presenza delle Apuane ricoperte di neve.